PROPRIETÀ TERAPEUTICHE DELL’ALOE ARBORESCENS GHIGNONE

Paolo Lissoni. Istituto di Medicina Biologica, Milano.

All’interno delle Medicine complementari fitoterapiche, la pianta dell’Aloe nelle sue due principali varianti di Aloe vera (o barbadensis) and Aloe arborescens, visivamente distinguibili fra loro per via delle foglie più grandi dell’Aloe Vera e delle foglie arricciate dell’Aloe arborescens, rappresenta certamente quella più universalmente utilizzata nel Mondo per via delle sue molteplici attività, di ordine sia cosmetico che terapeutico. Non solo, ma sempre all’interno della Fitoterapia utilizzata dalle Medicine Complementari, quella dell’Aloe rappresenta sicuramente una delle piante medicinali, di cui siano noti i principi attivi ed i loro meccanismi d’azione, sia sulla proliferazione cellulare che sulla risposta immunitaria. Infine, l’Aloe è una delle rare piante terapeutiche della quale si abbiano non solo dati sperimentali in vitro o su animale, ma anche dati clinici preliminari nelle varie patologie umane, in particolare in ambito oncologico. Ne consegue che a livello di mezzi di comunicazione di massa, la terapia con Aloe non può essere banalizzata alla stregua della gran parte delle altre terapie alternative, il più delle volte del tutto prive di ogni evidenza sui meccanismi chimici d’azione della loro supposta efficacia, quali la vitamina C ad alte dosi o la vitamina D, disponendo essa di una sua dignità scientifica, supportata da numerosi studi sperimentali. In ambito medico, si tratta di differenziare l’impiego dell’Aloe con intento genericamente preventivo o con intento curativo. Se l’intento è vagamente di tipo preventivo, può essere utilizzata una qualunque delle tante preparazioni di Aloe disponibili in commercio, ma se la finalità è di tipo curativo, allora occorre disporre di una qualità ottimale di Aloe, della quale siano noti tutti i particolari inerenti il contenuto in principi attivi e la loro preparazione e della quale siano certe le proprietà terapeutiche. Uno dei preparati di Aloe attualmente in commercio in grado di offrire tali garanzie, sia nel contenuto in principi attivi che nel tipo di preparazione, è l’Aloe arborescens Ghignone , in quanto, questa formulazione risulta molto performante, grazie al processo di lavorazione di decorticazione manuale e spremitura a freddo di piante adulte spesso superiori ai 10 anni.

Sulla base del contenuto in principi attivi, l’Aloe arborescens Ghignone è certamente superiore all’Aloe barbadensis, ma va anche detto che ad oggi non esistono studi clinici controllati randomizzati, che abbiano stabilita la superiorità di una forma di Aloe sull’altra. Va detto inoltre che l’Aloe non presenta un solo principio attivo, bensì numerosi componenti potenzialmente terapeutici, comprendenti tre tipi principali di molecole (1-3): 1) molecole di natura antraciclinica (aloina, aloesina) 2) molecole di natura antrachinonica (aloe-emodina) 3) molecole di natura polisaccaridica (acemannano, glucomannano). A questo vanno aggiunte altre molecole potenzialmente attive di natura terpenica, poli-fenolica o fito-steroidea. I principali fitosteroidi dell’Aloe sono il lofenolo ed il ciclo-artanolo (3). L’ambito terapeutico dell’Aloe riguarda numerose patologie (1-3), dalle ustioni, alle patologie infiammatorie dermatologiche, alle infezioni batteriche, in particolare a quelle da Gram-positivi, per via delle sue proprietà anti-batteriche, all’ulcera gastrica, alle epatopatie, alla stipsi, alla riparazione delle ferite, al diabete di tipo II riducendo la resistenza all’insulina, ma la più importante azione terapeutica dell’Aloe, che rappresenta anche il motivo principale per cui il suo uso si è diffuso a livello popolare, è certamente quella anti-tumorale, sia come singolo agente che in associazione alle terapie oncologiche standard. Al di là delle loro specificità, tutte le terapie anti-cancro impiegate dall’attuale Oncologia medica si fondano su 3 meccanismi fondamentali (1-4): 1) azione anti-proliferativa citotossica 2) azione anti-angiogenetica 3) azione immunostimolante l’immunità anti-tumorale. Da questo punto di vista, va detto che l’azione anti-tumorale dell’Aloe sintetizza in se stessa tutti questi tre meccanismi oncologici. L’azione anti-proliferativa citotossica ed anti-angiogenetica è dovuta alle molecole di natura antraciclinica-antrachinonica, in particolare l’aloe-emodina (4), mentre le azioni immunostimolante ed anti-infiammatoria dipendono in particolare dalle molecole polisaccaridiche, in particolare l’acemannano (5). L’azione citotossica è dovuta a vari meccanismi, in particolare al blocco della replicazione del DNA ed alla induzione dell’apoptosi nella cellula neoplastica. L’aloe-emodina si è dimostrata in grado di inibire l’attività della ciclina D, che svolge un ruolo fondamentale nella replicazione cellulare e la cui espressione consegue alla attivazione della via ERK-dipendente. Gli estratti dell’Aloe si sono inoltre dimostrati in grado di inibire l’attività di proteine coinvolte nella replicazione cellulare, quali la calmodulina, e di stimolare quella di proteine provviste di attività anti-proliferativa, quali la proibitina e la dermocidina (1). L’azione anti-angiogenetica è dovuta alla inibizione della secrezione di VEGF (vascularendothelialgrowthfactor), il principale fattore endogeno angiogenetico, mentre ancora da investigare nei dettagli è l’azione immunostimolante, la quale sarebbe dovuta almeno in parte alla inibizione della secrezione di citochine infiammatorie immunosoppressione, quali la IL-6, la IL-8 ed il TNF-alfa (tumor necrosisfactor) (1-5), responsabile quest’ultimo della stessa cachessia neoplastica. I dati della letteratura sugli effetti immunomodulanti dell’Aloe sono comunque ancora controversi, essendo stata dimostrata sia un’azione inibitoria che stimolatoria sulla secrezione di citochine infiammatorie immuno-attive, in particolare il TNF-alfa, ma in questo caso le contraddizioni della letteratura sarebbero solo apparenti, perché l’Aloe attraverso molecole quali l’acemannano avrebbe effetti di tipo immunomodulante (5), sia inibitori che stimolatori a seconda delle condizioni dello stato immunitario del paziente, svolgendo pertanto un’azione inibitoria in presenza di una eccessiva produzione di citochine infiammatorie o di stimolo in presenza di una loro deficitaria secrezione. In ogni caso, l’azione anti-infiammatoria dell’Aloe, una delle più evidenti in natura, sarebbe dovuta sia ad un’azione centrale sulla secrezione di citochine che a livello terminale inibendo la produzione di fattori infiammator a livello locale, quali la prostaglandina PGE. Va detto, inoltre, che i recenti studi sull’immunologia dei tumori hanno dimostrato l’associazione fra infiammazione e soppressione della risposta immune anti-cancro, per cui quanto meno a livello teorico tutto ciò che blocca il processo infiammatorio espleta un’azione anti-tumorale. Purtroppo, malgrado le numerose evidenze sperimentali sulle proprietà anti-tumorali dell’Aloe, sono ancora scarsi gli studi clinici con Aloe, sia in associazione a chemioterapia che ad altre terapie biologiche naturali, in particolare quella con gli ormoni della ghiandola pineale, principale struttura anatomica anti-cancro del corpo umano (6,7). Malgrado la limitatezza degli studi clinici, dai dati già disponibili emerge che la somministrazione concomitante di Aloe arborescens Ghignone riduce la tossicità della chemioterapia antitumorale e ne aumenta l’efficacia, sia in termini di regressione tumorale obiettiva e durata della risposta che di sopravvivenza (2,8).

La dose indicata di Aloe a livello clinico è di 80 ml per 2-3 volte/die e in alcuni casi anche maggiore (grazie all’assenza di aloina).
Più nei dettagli, l’Aloe Arborescens Ghignone si è dimostrata in grado di potenziare l’efficacia e ridurre la tossicità di gran parte dei chemioterapici di comune impiego (8), vale a dire antracicline, 5-fluorouracile, cis-platino e suoi derivati. Inoltre, quanto meno a livello sperimentale o clinico-preliminare, l’Aloe Arborescens si è dimostrata essere attiva su gran parte degli istotipi di neoplasia, vale a dire carcinoma mammario, carcinoma polmonare, neoplasie gastro-enteriche e delle vie urinarie, tumori ginecologici e neoplasie emolinfopoietiche. Per quanto riguarda l’associazione con altri fitoterapici, pure provvisti di potenziale azione anti-cancro, l’Aloe è stato visto associarsi favorevolmente alla mirra, alla magnolia, al loto, alla cannabis ed alla curcumina. Pertanto, l’implicita contrapposizione fra chemioterapia anti-tumorale e Aloe o più in generale fra chemioterapia e terapie alternative, presente sia a livello popolare che medica, è da considerare come una plateale “falsa notizia”. Ma dall’altra parte è parimenti errato considerare come associabili fra loro terapie oncologiche standard ed alternative o complementari sulla sola base di ragionamenti teorici, bensì ogni singola associazione va clinicamente attestata come efficace. Ne consegue che l’utilizzo dell’Aloe si configura più come un fatto di iniziativa popolare che sulla base di studi clinici, come sarebbe invece naturale che fosse. Anche una somministrazione cronica di Aloe per mesi non ha effetti collaterali. La mancanza di studi clinici sull’Aloe nella cura del cancro dipende a sua volta sia dall’assenza di finanziamenti in tal senso da parte dei vari Ministeri della Salute che dalla scarsa conoscenza della bio-immunologia dei tumori da parte della classe medica oncologica, la quale è andata sempre più assumendo l’identità di una casta. In genere si pensa che i Medici interessati alle terapie naturali complementari abbiano una conoscenza scientifica minimale, quando invece dovrebbe essere l’opposto,
nel senso che la comprensione dei meccanismi d’azione di gran parte dei fitoterapici richiede una preparazione scientifico-intellettuale superiore a quella media, esigendo essa la conoscenza della più moderna delle tematiche mediche, quella del sistema delle citochine, cioè delle proteine prodotte dalle cellule immunitarie attivate e provviste di importanti effetti regolativi non solo sulle risposte immunitarie, ma su gran parte dei sistemi biologici, vale a dire sistema cardiovascolare, endocrino-metabolico e nervoso, per cui in assenza di una adeguata conoscenza della fisiopatologia delle citochine non può esistere nessuna reale Medicina olistica. La connessione fra sistema immunitario e gli altri sistemi biologici è infatti determinata innanzitutto dalle stesse citochine. Pertanto, una terapia delle patologie umane sistemiche, quali i tumori e le malattie autoimmuni, richiederebbe come monitoraggio della sua efficacia una valutazione non solo della sintomatologia, bensì anche delle variazioni nella secrezione delle principali citochine o in ogni caso dello stato immunitario. Un indice clinico sintetico in grado di valutare lo stato immunitario è stato dimostrato essere il semplice rapporto fra linfociti e monociti (LMR: lymphocyte-to-monocyte ratio), che nella norma deve essere superiore a 2 (9). Nel caso delle malattie tumorali, l’indice LMR rappresenta l’espressione delle interazioni fra sistema linfocitario e macrofagico ed esattamente della risposta immunitaria anti-cancro da parte dei linfociti o della sua immunosoppressione da parte dei monociti. Nelle malattie neoplastiche avanzate, il riscontro di bassi valori di LMR si associa a prognosi sfavorevole e ad una ridotta sopravvivenza, mentre il progressivo aumento del LMR è l’espressione di un controllo della malattia (9,10). In Medicina complementare si ricorre spesso al concetto di stimolazione del sistema immunitario, concetto questo che rimarrebbe tuttavia solo astratto e teorico in assenza di un ben definito indice di laboratorio rispetto cui valutare l’andamento della malattia, come tale è il valore del LMR. Nel caso della terapia con Aloe e con altri agenti fitoterapici non è pertanto più sufficiente limitarsi a dire che il malato sta meglio e si sente bene, bensì è necessario documentare tale stato di essere sulla base di una adeguata diagnostica di laboratorio, la quale presuppone a sua volta una ben definita conoscenza della fisiopatologia immunitaria delle diverse malattie umane sistemiche. Per quanto infine riguarda gli effetti sul metabolismo lipidico e glucidico, ad essere attivi sarebbero per lo più i fitosteroidi contenuti nell’Aloe (3), in grado di ridurre i livelli di glicemia, colesterolo e trigliceridi e di contrastare l’insulino-resistenza, responsabile della insorgenza del diabete di tipo II. Il potere anti-ossidante dell’Aloe contrasta inoltre l’angiopatia e della neuropatia diabetica (3). In definitiva, gli studi sull’Aloe potrebbero rappresentare un primo esempio di integrazione fra medicina convenzionale e complementare, se sarà voluto da parte di entrambe.

BIBLIOGRAFIA

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9. Lissoni P, Messina G, rovelli F et al. Low lymphocyte-to-monocyte ratio is associated with an enhanced regulatory T lymphocyte function in metastatic cancer patients. Int J Rec Adv Multi Res 5: 3353-3356, 2018.
10. Gu L, Li H, Chen L et6 al. Prognostic role of lymphocyte-to-monocyte ratio for patients with cancer: evidence form a systematic review and meta-analysis. Oncotarget 3: 7876-7881, 2016.